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della Compliance e dell'Antiriciclaggio

Compliance aziendale ai tempi del Coronavirus

Il post-lockdown ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e i mercati di tutto il mondo. 

Anche il settore della compliance ha vissuto un forte cambiamento, come raccontano i protagonisti di Acorà, Associazione di professionisti che operano all’interno delle funzioni di Compliance, Antiriciclaggio e in qualità di DPO del settore assicurativo, della distribuzione assicurativa e della bancassicurazione.

Abbiamo intervistato il Presidente e i membri del Direttivo Acorà per comprendere come le circostanze abbiano portato opportunità di sviluppo e innovazione dei processi.

 

Alessandro Busetti, presidente Acorà.

 

Presidente, nonostante quello che sta succedendo nel mondo lei rimane positivo rispetto al futuro? 

Sono molto positivo verso il futuro.

Da momenti di crisi e difficoltà nascono opportunità di crescita e la spinta decisiva all’innovazione di prodotto e processi. 

L’emergenza e lo stato di crisi hanno parzialmente compromesso i precedenti assetti ed equilibri concorrenziali. Oggi è possibile creare nuovi servizi, sfruttare nuove possibilità di interagire con il cliente, sviluppare e utilizzare più rapidamente le tecnologie e i metodi di distribuzione di prodotti e servizi.

La crisi potrebbe rivelarsi paradossalmente un caso di distruzione creatrice, per dirla alla Schumpeter, preludendo a un nuovo boom economico che la stagnazione degli ultimi anni dei paesi più maturi non avrebbe consentito. Una crescita indotta e sostenuta anche dalla diffusione dei nuovi requisiti di sostenibilità, che di per sé sono in grado di generare nuove idee e iniziative imprenditoriali.

Per cogliere queste opportunità bisogna avere una chiara visione strategica nelle scelte future, sia da parte delle Istituzioni che di tutti gli attori coinvolti, incluse Associazioni come le nostre. 

Acorà farà la sua parte indicando spazi di innovazione per la professione, indagando su tecniche e metodi più affidabili per effettuare controlli e monitoraggio a distanza.

Smartworking. Fino a qualche mese fa era conosciuto da pochi, messo in pratica da pochissimi. Oggi ha ridefinito il modo di lavorare. È d’accordo?

Assolutamente. 

L’emergenza ha dato un’accelerazione impensabile alla modalità di lavoro da remoto, abbiamo superato barriere burocratiche e ideologiche. D’altronde i grandi cambiamenti, per essere attuati, hanno bisogno di un momento di non ritorno.

I nostri associati hanno portato avanti le attività senza difficoltà. Ricalibrando il lavoro si sono impegnati ad essere più efficienti e focalizzati. 

Tutto ha funzionato anche con la spinta di motivazione e orgoglio verso il proprio lavoro; sono emerse: solidarietà, comprensione e supporto

Mi piacerebbe che questi valori fossero mantenuti anche in futuro.

Il lavoro da remoto però ha fatto emergere nuovi rischi come quello della perdita di socialità e contatto umano. 

È necessario che alla rivoluzione segua un periodo di contro reazione. Servono nuovi equilibri e soluzioni strutturali per temi come la sicurezza dei dati, la stabilità delle connessioni ed evoluzione delle infrastrutture tecnologiche. Andranno anche perseguite condizioni equilibrate di lavoro che prevedano, talvolta, occasioni di interazione in presenza.

Financial Crime Risk. Un tema importante e attuale, cresciuto con il periodo post Covid-19. Ci spiega meglio?

Situazioni come queste fanno emergere anche nuovi rischi. La nostra professione è in prima linea. Sin da subito abbiamo alzato il livello di attenzione, osservazione, informazione, interpretazione per comprendere le fonti da cui sarebbero potute sorgere nuove minacce per le imprese.

Il Financial Crime risk è uno dei principali rischi. Pensiamo all’enorme liquidità che gli Stati garantiscono a imprese e privati o all’aumento delle transazioni finanziarie negli e-commerce a favore di soggetti non conosciuti o non conoscibili.

Questi elementi, con le condizioni disperate di molte aziende e privati, favoriscono organizzazioni criminali. Queste sanno cogliere al balzo occasioni create dalle crisi, approfittano della rimozione di molti controlli non compatibili con l’emergenza o di difficile esecuzione su larga scala. 

Il maggiore utilizzo del web ha fatto aumentare le commissione di crimini informatici, anche a danno della protezione dei dati personali. Dietro a queste azioni, per ottenere ingenti riscatti, potrebbero esserci potenti organizzazioni anche terroristiche.

Anche il pubblico è stato inondato dalla novità delle innovazioni: il consumatore medio è più flessibile, fiducioso e meno ostile alle pratiche online. Anche le istituzioni hanno aperto nuovi canali di comunicazione più efficienti con i cittadini. 

Un trend che dobbiamo mantenere e migliorare nel futuro, anche a favore e protezione di chi svolge il proprio business con approcci più tradizionali.

A proposito di flessibilità, quanto è importante per la Compliance reagire velocemente alle necessità di cambiamento espresse dalla società?

Dobbiamo cavalcare il cambiamento. 

Abbiamo la possibilità di diventare meno burocratici, più rapidi, più intuitivi e al passo con l’evoluzione dei processi e delle tecnologie

Ci sono ancora troppe occasioni in cui il lavoro è rallentato dai rigidi schemi operativi. Il nostro settore ha bisogno di flessibilità e reattività per organizzare e ripensare procedure e attività, nel pieno rispetto delle norme e dei principi che le ispirano.

La staticità da manuale deve essere superata, per questo l’Associazione sta lavorando con un Gruppo di Lavoro ad alcuni Appunti dedicati ai propri associati, per fornire indicazioni su come operare nel pieno rispetto dei principi contenuti nelle norme, ma con la massima flessibilità operativa ed un’efficacia rinnovata. 

 

Mario Di Persia, Vicepresidente Acorà

 

La gestione con il cliente è del tutto nuova, ora avviene a distanza e i passaggi sono quindi più delicati. Con che rapidità le compagnie sono riuscite ad allinearsi a questo tema e con quali difficoltà? 

In alcuni casi si era già avviato da qualche tempo un progetto di Smartworking, ponendosi il problema di come digitalizzare tutti i processi e consentire l’accesso a questa modalità di lavoro a tutti i colleghi. D’altra parte, ci si stava muovendo per modernizzare i canali e i processi di interazione con Intermediari e Clientela.

Sono stati accelerati alcuni interventi, ma devo dire che nel complesso sono rimasto sorpreso in positivo di come le nostre Compagnie siano passate in maniera rapida e reattiva allo Smartworking pressoché totale già a partire dall’ultima settimana di febbraio, con impatti limitati e temporanei sia sui processi di sottoscrizione, che di liquidazione. 

Come vede la sua professione nel prossimo futuro? Quali componenti del modello operativo avranno un’accelerazione da ora in avanti?

Ho uno sguardo estremamente positivo sul futuro.  Credo che quanto avvenuto ci porterà necessariamente ad un’ottimizzazione e fluidificazione dei processi di interazione con gli Intermediari e gli stessi Clienti. 

In questo processo di disruption già partito, sarà cura dei Compliance Officer, ed in generale di tutti coloro che gestiscono rischi in azienda (Operational Risk Manager, Funzioni Antiriciclaggio, Servizio Antifrode…) disegnare ex ante controlli efficaci basati sulle nuove tecnologie, penso a big data e alla robotizzazione di alcuni processi di analisi (ad esempio alcuni processi AML e Antifrode).

Da una parte abbiamo infatti l’obbligo di verificare che i nostri Clienti siano tutelati in un contesto di processi profondamente mutati, dall’altra quello di cogliere i nuovi filoni di Financial Crime, che stanno già emergendo, sfruttando proprio le nuove tecnologie e processi di accesso ai servizi assicurativi a distanza.

Un patrimonio informativo condiviso con gli Intermediari costituisce una fondamentale chiave di successo sia sul versante della tutela dei legittimi interessi del Cliente, onde evitare fenomeni di mis-selling, sia sul versante della tutela degli interessi della Compagnia e del Sistema, e penso, ovviamente, soprattutto ai fenomeni del riciclaggio e delle frodi.

Sul piano operativo mi aspetto, per quanto riguarda le attività di controllo, un’evoluzione verso Professionisti il cui tempo sia dedicato all’analisi attenta e per certi versi “creativa” di grandi masse di dati, opportunamente filtrati dall’Intelligenza Artificiale per cogliere tempestivamente tendenze e pattern relativi a Clienti, Intermediari e Prodotti. 

Per quanto riguarda le attività di advice e supporto alle linee di business – che poi sono anche un’attività di controllo ex ante – Professionisti capaci di immergersi ancora meglio in una realtà di business estremamente dinamica, probabilmente anche grazie all’acquisizione di nuove competenze, segnatamente in ambito tecnologico.

 

Pietro Ranieri, Membro del consiglio direttivo Acorà

 

La gestione con il cliente è del tutto nuova, ora avviene a distanza e i passaggi sono quindi più delicati. Con che rapidità le compagnie sono riuscite ad allinearsi a questo tema e con quali difficoltà? 

Fortunatamente gran parte del mercato stava già sperimentando da qualche tempo modalità di comunicazione ed interazione con i propri clienti basate sull’utilizzo di diversi canali. Si è trattato perciò di accelerare il processo e di coinvolgere nel modo migliore tutti gli attori interessati. È stato necessario rivedere velocemente i processi di gestione, estendendo su una scala diversa soluzioni per la conformità già disegnate per operatività legate a progetti di portata più limitata. 

Come vede la sua professione nel prossimo futuro? Quali componenti del modello operativo avranno un’accelerazione da ora in avanti?

I Compliance Officer dei prossimi anni in ambito assicurativo dovranno sostenere sfide importanti per l’evoluzione della propria professione. L’accelerazione impressa dall’utilizzo delle tecnologie di comunicazione nelle modalità distributive e di gestione, richiede l’integrazione di competenze e la costruzione di una nuova modalità di confronto, non solo con le funzioni di business, ma anche con i dipartimenti ICT delle imprese. 

Allo stesso tempo l’orientamento generale delle Autorità di Vigilanza stimola le funzioni di Compliance ad un approccio di sostanza nella valutazione dei prodotti e ad un monitoraggio “quantitativo” dei processi distributivi. Di fatto si percepisce una spinta verso una Compliance presente nel vivo dei processi operativi di sviluppo e distribuzione dei prodotti, il che richiede, oltre allo sviluppo di competenze adeguate, un cambio di mentalità di tutta l’impresa. Sono percorsi di crescita faticosi e non sempre lineari, però sono sfide stimolanti che consentono un’interpretazione del ruolo realmente in grado di offrire valore aggiunto al business.

 

Marica Piccioli, Membro del consiglio direttivo Acorà

 

La gestione con il cliente è del tutto nuova, ora avviene a distanza e i passaggi sono quindi più delicati. Con che rapidità le compagnie sono riuscite ad allinearsi a questo tema e con quali difficoltà? 

Anziché parlare di emergenza o pandemia mi piace pensare più all’esperienza Covid-19, in quanto questo straordinario, inaspettato e tragico evento ci ha sicuramente insegnato qualcosa. Ha fatto capire anche al mondo assicurativo quanto sia importante l’evoluzione tecnologica e come nessun business ci si possa sottrarre.

La gestione della vendita a distanza non è una novità nel panorama assicurativo ed è ampiamente regolamentata, tuttavia prima dell’emergenza era una modalità ancora marginale, ora il paradigma è cambiato pertanto è fondamentale che anche la funzione Compliance si adegui per supportare il business e soprattutto la rete di vendita, non solo con controlli ma anche con un’attività di advise. 

Come vede la sua professione nel prossimo futuro? Quali componenti del modello operativo avranno un’accelerazione da ora in avanti?

Il ruolo della funzione Compliance diventa sempre più centrale nel modello di Governance delle compagnie assicurative anche alla luce della revisione in corso da parte di EIOPA del framework Solvency II, con le conseguenti ripercussioni sulla normativa locale. Revisione del contesto che viene accelerato proprio a seguito della pandemia, che ha fatto emergere la necessità di rivedere quanto fino ad ora fatto.

Il futuro non può che passare anche attraverso la “modernizzazione” anche tecnologica della funzione che è fondamentale per almeno 3 principali motivi:

  • I continui cambiamenti regolamentari e l’evoluzione normativa non solo Italiana ma globale;
  • Rendere ancora più efficiente il processo di reporting, per fornire le informazioni al management in “real time”;
  • Migliorare la preparazione degli addetti alla funzione compliance nelle attività di “data management”; sarà sempre più importante e necessario gestire grandi quantità di dati e dovremo essere capaci di farlo in modo efficace ed efficiente e soprattutto saper valutare la “qualità” dei dati trattati. Un po’ meno giuristi e un po’ più ingegneri.
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